Presentato l’Annuario 2013 : una Liguria più vecchia, con più separazioni

“Aumentano le separazioni in Liguria, 3.082 registrate nel 2011 contro le 2.921 dell’anno 2010 mentre diminuiscono i divorzi 2.230 nel 2011 contro i 2.372 dell’anno 2010 . L’affidamento condiviso di minori è stato applicato nel 92,5% a seguito di separazione (90,3% la media nazionale) e nel 84,1% a seguito di divorzi (75,6% la media nazionale).

Questi sono i dati che emergono dall’annuario presentato in regione Liguria

Istat: raddoppiati divorziati e separati

Addio alla famiglia italiana tradizionale, padre-madre-figli (almeno due): i nuclei familiari si “restringono” sempre di più e ora la media nazionale è di 2,4 persone. Le famiglie formato “single” sono ormai il 31,2% contro un misero 5,7% di nuclei numerosi. La conferma di un’Italia familiare nuova e ormai ex-familista emerge dai dati definitivi dell’ultimo Censimento della popolazione – che fa riferimento al 2011 – resi noti oggi dall’Istat. Continua a leggere

Separazioni, divorzi e affidamento dei figli: il trend italiano

Il 7 luglio 2011 l’Istat ha pubblicato il rapporto “Separazioni e divorzi in Italia” sulla base delle rilevazioni compiute nel 2009. Di seguito sono riportati alcuni dati tratti dal rapporto, con l’intento di capire, in particolare, in che modo sono coinvolti i minori nella crisi della famiglia

Frequenza di separazioni e divorzi. Confrontando i dati del 2009 con quelli del 1995, il numero di matrimoni si è ridotto di un quinto, mentre le separazioni sono aumentate di circa due terzi e i divorzi sono raddoppiati. La frequenza con cui i matrimoni entrano in crisi varia tra le diverse aree italiane: la frequenza maggiore si rileva nel Nord-Ovest, dove si rileva una separazione ogni tre matrimoni, mentre la frequenza minore si rileva nel Meridione, dove vi è una separazione ogni cinque matrimoni.

Durata dei matrimoni. Nel 2009 le separazioni hanno coinvolto coppie che erano sposate in media da 15 anni e i divorzi hanno riguardato coppie con una media di 18 anni di matrimonio alle spalle.

Età dei coniugi. Nel 2009 l’età media della donna era pari a 41 anni al momento della separazione e a 43 anni al momento del divorzio; per l’uomo l’età media è risultata essere pari a 45 e 47 anni rispettivamente. Si è rilevato un aumento delle età medie rispetto agli anni precedenti, sia a causa della riduzione delle separazioni sotto i 30 anni (dovuta soprattutto alla riduzione dei matrimoni in giovane età), sia a causa dell’aumento delle separazioni con almeno un coniuge di età superiore a 60 anni.

Tipo e durata dei procedimenti. Per la gestione della crisi matrimoniale, il procedimento scelto più frequentemente è quello consensuale: nel 2009 più di 8 separazioni su 10 e più di 7 divorzi su dieci si sono conclusi in questo modo. Nel Meridione si rileva un maggiore ricorso alla procedura giudiziale rispetto al resto dell’Italia.

Numero di figli coinvolti. Nel 2009 quasi la metà delle separazioni e più di un terzo dei divorzi ha riguardato coppie con almeno un figlio minore di 18 anni; più in generale, due separazioni su tre e quasi altrettanti divorzi hanno riguardato coppie con figli nati durante il matrimonio. I procedimenti di affidamento hanno coinvolto quasi 63.000 minori nelle separazioni e quasi 26.000 minori nei divorzi. Nel caso delle separazioni i minori sono solitamente più giovani che nel caso dei divorzi: più della metà dei minori affidati nelle separazioni ha meno di 11 anni, mentre nel caso dei divorzi poco più di un terzo dei figli affidati ha un’età inferiore agli 11 anni.

Affidamento dei figli minori. L’istituto dell’affido condiviso dei figli minori tra i due ex-coniugi è stato introdotto come modalità ordinaria nel 2006, con la legge 54/2006. Le conseguenze di tale legge sono evidenti: se nel 2005 in più di 8 casi su 10 la madre otteneva l’affidamento esclusivo dei figli (sia nelle separazioni sia nei divorzi), nel 2009 in quasi 9 separazioni su 10 e in quasi 7 divorzi su 10 è stato previsto l’affido condiviso. Il ricorso all’affidamento condiviso è più frequente nel caso in cui separazioni e divorzi avvengano in maniera consensuale e meno frequente se avvengono per via giudiziale. Nel Mezzogiorno l’affidamento condiviso risulta avvenire con meno frequenza rispetto alla media nazionale: ciò è collegato anche al fatto che in quest’area geografica è più diffuso il ricorso al rito giudiziale. Si può infine notare che l’età del figlio minore non sembra influenzare le decisioni dei coniugi o del giudice riguardo all’affidamento.

 

Divorzi e separazioni: raddoppiano negli ultimi 15 anni. Liguria in testa

ROMA- “Il divorzio è l’ammissione di una sconfitta. Come il matrimonio”, parole di Roberto Gervaso, giornalista e scrittore italiano contemporaneo, che il popolo italiano sembra approvare, almeno secondo i dati ISTAT.

Il rapporto ISTAT pubblicato stamane, rivela una triste verità. Dal 1995 al 2009 il numero dei divorzi è raddoppiato e le separazioni sono aumentate del 64%, di conseguenza c’è stato un incremento rispettivamente del 2,1 e dello 0,2% rispetto all’anno precedente.

La situazione cambia a seconda delle regioni. Nel nord-ovest il tasso di separazioni è quasi il doppio rispetto al sud che proprio nel 2009 tocca il minimo storico. La Liguria è al primo posto con 7,5 separazioni e 5,1 divorzi ogni 1000, seguono Lazio e Valle d’Aosta. Le regioni con un “tasso di fedeltà maggiore” restano quelle del sud, le uniche ad essere sotto la soglia dei 200 sono la Calabria, la Basilicata e la Campania.

Aumentano anche i divorzi per gli over 60, dal 2000 al 2009 sono raddoppiate e oggi rappresentano quasi il 10% del totale.

Unica nota positiva è il metodo di separazione; il più diffuso resta quello “consensuale” che rappresenta circa l’85,6% per le separazioni e il 77,1 per i divorzi. In genere ci si separa verso i 45 anni di età, i mariti, e 41 anni, le mogli. In caso di divorzio l’età raggiunge rispettivamente 47 e 43 anni.

Quanto al coinvolgimento dei figli, nel 2009 il 66,4% delle separazioni e il 60,7% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. I figli coinvolti nella crisi coniugale dei propri genitori sono stati 97.040 nelle separazioni e 51.907 nei divorzi

Istat 2011

Restano a vivere con la madre, dormono pochissimo dal padre, peggiorano il loro rendimento scolastico e il loro stile di vita. E’ la fotografia dei figli di genitori separati scattata dall’Istat nel rapporto ”Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio” diffuso oggi. La maggior parte delle persone che hanno interrotto una relazione coniugale aveva almeno un figlio minore (o la prima gravidanza in corso) al momento della separazione (56,7%). A seguito dello scioglimento dell’unione, i figli sono rimasti a vivere per lo piu’ con la madre: nel caso di persone separate di fatto, cio’ e’ avvenuto nel 54,5% dei casi; tra le persone separate legalmente o divorziate l’affidamento esclusivo alla madre e’ stato stabilito nel 57,7% dei casi; nei casi in cui l’affidamento e’ stato condiviso o alternato (32,9%), ben il 61,5% delle donne dichiara che nei due anni successivi allo scioglimento dell’unione i figli dormivano sempre nella propria casa. Nella maggioranza dei casi, le madri con cui sono rimasti a vivere i figli (nel caso di donne separate di fatto), o cui sono stati affidati esclusivamente (nel caso di donne separate legalmente, divorziate o coniugate nuovamente), riferiscono che i figli non hanno mai dormito a casa del padre nei due anni successivi alla separazione (52,8%), solo il 13% dichiara che i figli hanno dormito almeno qualche volta a settimana a casa del padre, il 22,7% qualche volta al mese e l’11,6% con altra frequenza (a periodi alterni o in alcuni periodi). Se si considerano solo le madri di figli che non hanno mai dormito a casa del padre, il 20,8% sostiene che i figli hanno trascorso del tempo con il padre almeno una volta a settimana, il 41,2% con minor frequenza e il 38% che non lo hanno mai frequentato o che hanno perso i contatti (155 mila individui). La maggior parte dei genitori che hanno vissuto lo scioglimento di un’unione, al momento della separazione aveva almeno un figlio che frequentava la scuola o un corso universitario (64,1%). Per lo piu’ si tratta di bambini che frequentavano la scuola elementare (33,6%). I genitori con almeno un figlio iscritto alla scuola media inferiore e superiore sono rispettivamente il 16,8% e il 16,9%. Solo il 6% ha almeno un figlio iscritto a un corso universitario o similare. A seguito della separazione, il rendimento scolastico dei figli peggiora nel 20,7% dei casi e nel 6% il peggioramento e’ stato tale da determinare una bocciatura o il rinvio di esami universitari. I cambiamenti intervenuti nelle condizioni economiche della famiglia a seguito dello scioglimento dell’unione possono determinare difficolta’ di accesso per i figli all’assistenza medica, alle vacanze o ad attivita’ del tempo libero. In effetti, la maggior parte delle rinunce cui sono costretti i figli nei due anni successivi alla separazione dei genitori sono dovute a motivi economici: e’ questa la ragione che impedisce al 5% dei genitori di sostenere per i figli le spese mediche con la frequenza necessaria, al 14,7% di far loro frequentare corsi extra scolastici, al 16,1% palestre e centri sportivi, e al 24,1 % di far andare i figli in vacanza nei luoghi e per la durata che era loro abituale. Il 9,3% dei genitori dichiara che, per motivi economici, almeno un figlio ha dovuto rinunciare a vedere amici per bere qualcosa o mangiare insieme con la frequenza abituale, il 13,1% ad andare al cinema, teatro, stadio ecc., e il 17,4% a spendere con regolarita’ una piccola somma di denaro per esigenze personali. 75% UOMINI SEPARATI NON IN REGOLA CON ALIMENTI Il 75% degli uomini separati non sono in regola con il pagamento degli alimenti. E’ quanto emerge dal rapporto ”Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio” diffuso oggi dall’Istat. Nel 2008, si legge nel rapporto, il 24,4% degli uomini separati,divorziati o riconiugati ha versato regolarmente denaro per l’exconiuge o per i figli, percentuale che sale al 36% se al momento della separazione erano presenti figli minori. I versamenti sono stati effettuati per l’ex coniuge nell’8,5% dei casi e per figli nel 15,9%; quest’ultima percentuale sale al 26,4% se al momento della separazione erano presenti figli minori. I valori medi e mediani dei versamenti effettuati dagli uomini nel 2008 per i figli sono stati rispettivamente 5.065 e 4.500 euro, mentre quelli effettuati per l’ex coniuge sono stati rispettivamente 3.799 e 3.000. L’importo da versare e’ stato stabilito per lo piu’ in tribunale (60,4%), o tramite un accordo, verbale o scritto, tra i coniugi (30,7%). Gli uomini separati, divorziati o riconiugati che nel 2008 non hanno versato regolarmente denaro all’ex partner o ai figli, dichiarano di non averlo versato soprattutto perche’ gli accordi con l’ex partner non lo prevedevano (55,2%), o perche’ hanno perso i contatti con l’ex partner (15,4%). Nel 2008, il 18,7% delle donne separate, divorziate o riconiugate, ha ricevuto regolarmente denaro per se’ o per i figli. Il valore sale al 35,6% in presenza di figli minori conviventi, per un ammontare medio e mediano pari, rispettivamente, a 4.385 e 3.000 euro. Quasi il 30% delle donne sostiene che avrebbe dovuto ricevere denaro, ma che non lo ha avuto; di queste, il 41.6% non lo ha ricevuto perche’ ha perso i contatti con l’ex partner, il 22,2% ha richiesto denaro ma non le e’ stato riconosciuto perche’ l’ex marito non poteva permetterselo, il 16%, sebbene avesse ottenuto il riconoscimento di una determinata somma di denaro, di fatto non ha mai ricevuto nulla. Il 46,1% delle donne che avrebbero dovuto ricevere denaro dall’ex partner e non lo hanno avuto perche’ questi si e’ rifiutato di pagarlo o ha pagato meno del pattuito, ha intrapreso un’azione legale per ottenere quanto dovuto. SEPARAZIONI E DIVORZI PESANO ECONOMICAMENTE DI PIU’ SULLE DONNE Separazioni e divorzi sfavoriscono soprattutto le donne. Sono loro che si trovano a svolgere più spesso il ruolo di genitore solo (35,8% contro solo il 7,3% degli uomini); sono le donne che vedono peggiorare di più la situazione economica rispetto a quella precedente la separazione (50,9% contro 40,1%); e ancora: sono le donne che sperimentano più disagi economici rispetto agli uomini, come problemi per il pagamento di bollette, mutuo, affitto o altri tipi di debito (20% contro 13,6%), permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni (10,4% contro 7,3%) e scaldare la casa adeguatamente (14,1% contro 11,2%). E’ lo spaccato che emerge dal dossier dell’Istat ‘Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio (anno 2009)’, reso noto oggi. Nel 2009 le persone che nel corso della vita hanno sperimentato la rottura di un matrimonio (separati legalmente o di fatto, divorziati, coniugati dopo un divorzio) sono 3 milioni e 115 mila (il 6,1% della popolazione di 15 anni e più). Si tratta di un folto gruppo dalle caratteristiche socio-demografiche peculiari: un livello di istruzione mediamente più alto rispetto al resto della popolazione, con una più diffusa presenza nel Centro-Nord del Paese e nelle grandi aree metropolitane. La maggioranza delle persone con un’interruzione coniugale alle spalle ha intrapreso e ha visto concludersi un procedimento legale di separazione davanti al giudice (59,3%). Una maggior propensione a concludere un procedimento legale si osserva tra le persone con livello di istruzione più alto e tra coloro che vivono nel Nord e nel Centro (oltre il 63% in tutte e tre le categorie). Tra le donne è inoltre particolarmente alta la percentuale di coloro che vivono in famiglie che non riescono a sostenere una spesa imprevista di circa 750 euro (44,3%) o arrivano a fine mese con grande difficoltà (26% delle donne che hanno sciolto un’unione e 30,8% delle monogenitore). Dal rapporto emerge anche che i figli restano a vivere soprattutto con la madre (nel 54,5% dei casi nel caso di persone separate di fatto; affidamento esclusivo alla madre nel 57,7% dei casi tra le persone separate legalmente o divorziate) e che a seguito della separazione il rendimento scolastico dei figli peggiora nel 20,7% dei casi e nel 6% il peggioramento è stato tale da determinare una bocciatura o il rinvio di esami universitari. ROTTURA DEL MATRIMONIO PER 3,1 MLN ITALIANI NEL 2009 Nel 2009 le persone che hanno sperimentato la rottura di un matrimonio (separati legalmente o di fatto, divorziati,coniugati dopo un divorzio) sono 3 milioni 115 mila, il 6,1% della popolazione di 15 anni e piu’. E’ quanto emerge dal rapporto ”Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugatedopo un divorzio” diffuso oggi dall’Istat. Si tratta, spiega l’istituto di statistica, di un folto gruppo dalle caratteristiche socio-demografiche peculiari: un livello di istruzione mediamente piu’ alto rispetto al resto della popolazione, con una piu’ diffusa presenza nel Centro-Nord del Paese e nelle grandi aree metropolitane. Il tipo di famiglia in cui vivono evidenzia importanti differenze di genere. Le donne si trovano piu’ spesso a svolgere il ruolo di genitore solo (35,8%, contro solo il 7,3% degli uomini); gli uomini, invece, mostrano una maggiore propensione a formare una nuova unione coniugale o di fatto (sono in una famiglia ricostituita il 32% degli uomini, contro il 23,3% delle donne) o a vivere da soli (43% contro solo il 25,4% delle donne). Se si considerano solo gli individui che hanno sciolto un’unione da meno di 5 anni, la percentuale di madri sole sale al 45,5%, e quella degli uomini in famiglie unipersonali arriva a rappresentare circa meta’ del totale (49,2%). Dopo 10 anni dalla separazione, la percentuale di madri sole rimane elevata (29,1%), mentre aumenta quella di donne single (32,2%) e in famiglia ricostituita (26,2%) senza comunque raggiungere i livelli osservabili tra gli uomini (rispettivamente, 39% e 41,4%)