Io, 2° vittima della PAS (sindrome di alienazione parentale) dopo mia figlia.

Riceviamo dall’amico e associato di anni addietro,  Jasper questa sua lettera denuncia. Non ci sono commenti ulteriori da fare è quello che viviamo continuamente come genitori separati, a voi la lettura.

“Sono un papà (!!!) di una figlia, divorziato (dopo un periodo di separazione) e voglio fare il resoconto degli ultimi 15 circa.

Durante la fase di separazione mi sono visto affrontato da una guerra legale, che come scopo aveva di impedire la regolare frequentazione di mia figlia. Mi sono visto gettare addosso una quantità indescrivibile di merda, frequenti convocazioni ai servizi sociali, psicologo infantile, tribunale del capoluogo di provincia, tribunale dei minori del capoluogo della regione; dopo essere sezionato a regola d’arte come da un medico necroscopo, sono sempre risultato una persona normale, capace di essere padre, di educare mia figlia, seguirla sia nella vita di tutti i giorni, nei compiti, nei viaggi fatti insieme, a discolpa di tutte le accuse fatte dalla mia ex. A questo punto voglio ringraziare il mio legale, che in tutti questi anni mi ha assistito con professionalità. Tirando i conti, oggi sono un uomo di 50 anni (quasi, ormai mancano pochi mesi), oltre ad essere invecchiato, indebitato a vita per sostenere le spese legali, sono un uomo fortemente ammalato di depressione, ho passato un periodo da alcolista, perché non reggevo più lo stress inferitomi, ho passato un periodo di 1 anno e mezzo incapace di svolgere qualsiasi lavoro….il tutto perché non mi volevo arrendere e perdere il contatto con mia figlia, che per me continua ad essere una persona importante nella mia vita. Purtroppo, quando il tutto ebbe inizio, mia figlia aveva 8 anni, una bambina felice, amava sia la madre che il papà. Col passare degli anni, questo equilibrio veniva disturbato causa il comportamento della mia ex e, sospetto fortemente, che i nonni materni hanno avuto anche loro una colpa, cercando di manipolare mia figlia nei sani sentimenti verso entrambi i genitori. A distanza di tutti questi anni ho capito, che influenzando mia figlia in modo continuativo nel tentativo di distruggere la figura paterna, doveva avere successo a favore della madre di mia figlia e di suoi nonni materni. Mi meraviglio di essere oggi in grado di scrivere queste righe relativamente poche, ma voglio assicurare i lettori, che non possono esprimere tutti i problemi, ansie, tristezza, depressioni, contraccolpi ecc. supportati nella vita quotidiana. Oggi, purtroppo, devo ammettere, che la mia ex ha vinto la sua guerra e io ho perso. Ripeto, sono e sarò malato per il resto della mia vita, spesso mi sento depresso, ho problemi di pressione, soffro di problemi motrici causati dal esaurimento nervoso, che mi aveva colpito, ero e sarò in cura della mia psicologa, che voglio ringraziare per tutto il lavoro che ha fatto fino ad oggi e che farà un futuro; il contatto con mia figlia è pressa poco più inesistente che raro, non mi risponde al telefono ogni volta che prendo il cellulare nel tentativo di sentire la sua voce e chiedere come sta. Idem, non mi risponde ai messaggi lasciati tramite i social WhatsApp. Eccezione fatta, quando comunico di aver ricevuto dei soldi da parte di una mia famigliare, destinati a lei o la comunicazione di aver fatto un vaglia a suo favore come contributo. L’ultima volta che senti mia figlia a voce fu durante le feste natalizie quando mi comunicò di essere in dolce attesa, riempiendo il mio cuore di una gioia immensa, nonostante la telefonata da parte sua fu abbastanza fredda. In passato mia figlia mi ha accusato che non ero in grado di essere suo padre, che avrebbe voluto una figura paterna più presente e meno egoista (???). Certamente ho sentito in questi anni la voglia di trovare nuovamente una compagna, magari ancora avere dei figli, una famiglia mia. Fino ad oggi però diedi precedenza ai sentimenti verso mia figlia. Oggi a quasi 50 anni, chissà se sono ancora in tempo a realizzare una fetta della mia vita con una felicità fino adesso mancante. Chissà se mia figlia, che oggi ha quasi 20 anni, un giorno potrà capirmi, capire che ho sempre provato e proverò sempre del amore paterno per lei. Chissà, se un giorno il più lontano possibile, potrò chiudere gli occhi per sempre con la mia anima in pace.

Non ho bisogno di rimanere autore anonimo.

Jasper Spengler”

 

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