Durante le normali visite di routine, alla 32esima settimana, hanno scoperto che il bebè in grembo soffriva di acondroplasia o, come viene chiamata comunemente nel gergo medico, nanismo. I genitori e il ginecologo hanno deciso di anticipare il parto alla 38esima settimana.
Il parto è avvenuto nella Clinica Nuova Città di Roma. La madre, dopo aver messo al mondo il bebè di 3 chili e di 49 centimetri, non lo ha guardato e se ne andata, abbandonando il bambino in clinica.
Il neonato nella notte ha avuto una grave crisi respiratoria. Dopo i primi accertamenti, è stato trasferito alla terapia intensiva dell’ospedale Villa San Pietro.
L’equipe medica si è presa cura di lui e il neonato è in buone condizioni ed è fuori pericolo. Il suo stato di salute è controllato 24 ore su 24 dai medici, che stanno cercando di capire in tutti i modi e con tutti i mezzi se il piccolo ha dei problemi a livelli polmonare.
In Italia, come nel resto dell’Europa, sono in continuo aumento casi come quello di Roma, di genitori che non accettano le condizioni di salute dei propri figli, e per questo li abbandonano alla nascita o li segregano in casa. In Austria, per esempio, un padre ha violentato e segregato in casa per ben 41 anni due figlie disabili.
A Brescia una madre ha ucciso la propria figlia a bastonate perché era colpevole di avere una malattia mentale. Per fortuna ci sono casi che esprimono sentimenti completamente diversi da quelli che si possono evidenziare nel caso austriaco e bresciano.
A Palermo una donna di 69 anni per salvare la sua figlia trentenne disabile da un incendio divampato in casa è morta. Il fumo e i gas respirati durante il salvataggio della figlia sono stati letali.
Daniele Fox







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