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Home Dati I.S.T.A.T. SE LO DICE L'ISTAT .. GLI ASINI VOLANO
SE LO DICE L'ISTAT .. GLI ASINI VOLANO E-mail
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asino_che_vola Odora di incredibile il recente sondaggio ISTAT pubblicato pochi giorni fa, per la precisione il 7 Dicembre.
Condizioni di vita dopo la separazione. Le donne che hanno vissuto una separazione hanno un rischio di povertà più alto (24%) degli uomini (15,3%)

Periodo di riferimento: Anno 2009 .La ricerca parla di povertà post separativa, ma i dati riportati striderebbero con altri desunti dalla stampa quotidiana e dall'osservazione delle sentenze che registriamo con costanza. la realtà parrebbe stridere paragonata ai dati riportati nella relazione. Nel dettaglio l'indagine rivela che la componente femminile è quella più povera in seguito alla separazione, quando è risaputo che la figura paterna perde da sempre casa e figli ed oltre al mantenimento è pure costretta a spendere altro denaro per trovarsi un ulteriore alloggio. Detta così la storia pare inconfutabile, ma andiamo oltre....

La premessa per un indagine dovrebbe essere che i dati raccolti e assiemati, siano a disposizione e la fonti verificabili allo scopo di non lasciare alcun dubbio sulla correttezza dell'indagine (stessa, regola aurea che noi per primi ci poniamo). Unico fine delle indagini ISTAT dovrebbe essere quello di avvalorare gli scenari che ne derivano e dare credito a sintesi numeriche che mostrino fedelmente lo specchio di una nazione con senso di massima esattezza e identità affinchè possa essere preso d'esempio da studiosi, politici, sociologi per ricavarne tesi, provvedimenti, segnalazioni, pronostici etc. Ma pare non sia così! A dirla tutta non è nemmeno la prima volta che ci accorgiamo, e con noi altre persone, che l'ISTAT utilizza escamotage rivolti a rilevare "la temperatura" della nazione con procedure almeno discutibili, ma se questo non verrà confutato dall'ISTAT, ci troviamo a fare i conti con visioni precostituite rispondenti a necessità che con la realtà, nulla hanno a che fare. (salvo errore)

Credibile o incredibile dunque l'analisi ISTAT? Certamente contatteremo il CODACONS e l' ADUSBEF per valutare se è un indagine prodotta e pagata con denaro pubblico, rispondente al criterio di inattaccabilità come onestamente tutti ci aspetteremmo , oppure no? il ritratto di una nazione reale o inesistente? Questi i leciti dubbi che ci vengono riferiti da molti operatori del settore, ed un paragone viene spontaneo, se manca la trasparenza... tutti possono essere dubbiosi in merito a mangiare ciò che viene precotto con ingredienti oscuri,...la migliore cucina è quella fatta di ingredienti non sofisticati e che si reperiscono alla luce del sole e quotidianamente sul mercato, leggasi stampa e osservatorio sentenze.

Così, mentre alcuni esprimono le ovvie perplessità, altri che si fidano dell'ISTAT coi mostrano i dati pubblicati come antitetici alla realtà che da sempre raccontiamo all'interno dei movimenti e associazioni di genitori separati, ecco dunque alcuni pensieri di lettori:

...Sarebbe bello sapere come hanno raccolto questi dati, non tenendo conto del reddito isee, assegni famigliari, detrazioni, che avvantaggiano il genitore collocatario ( in caso di affido di minori) dice Raffaele

Manca assolutamente il "CAMPIONE" non c'è nessuna analisi (seria) che si possa fare su dei dati di cui non è certificata la provenienza... dice Fabio

Sarebbe come prevedere il moto di un proiettile senza sapere da dove parte. Quindi o l'ISTAT racconta da dove ha preso i dati o è aria fritta, dice Giacomo

Incredibile che le fonti non siano in chiaro e si possa desumere che la ricerca è fatta su un campione microscopico e poi, proiettata sui grandi numeri allo scopo di ottenere una media attendibile e spalmabile sull'intera popolazione! dice Giuseppe

Purtroppo non spacciano la pubblicazione del 7 dicembre per "scientifica", si guardano bene dal farlo all'ISTAT la divulgano come "comunicato stampa", è qui dunque l'inganno? Giocano sull'equivoco?. Se dicono di aver fatto una ricerca devono rispettare alcuni criteri scientifici, quando invece scelgono altri nomi (indagine conoscitiva, focus, sondaggio, comunicato etc.) sono liberi da vincoli. In pratica dicono ciò che vogliono, il problema è nella gente che ci crede.
Sfruttano l'alone scientifico di cui gode l'ISTAT, per cui nessuno si preoccupa di verificare che la pubblicazione non abbia nulla di scientifico in fondo lo dicono, ma è nascosto fra le pieghe della contorta comunicazione ISTAT, un dettaglio volutamente difficile da cogliere
Risultato? Da giorni e giorni ognuno di noi può trovare centinaia di notizie sul comunicato ISTAT, ripreso e commentato da mille testate nazionali e locali, cartacee ed online, e poi da blog, siti, socialnetwork. Tutti pubblicano ciecamente ma nessuno verifica l'attendibilità, l'ISTAT fa leva sul prestigio acquisito, dice Fabiana

Evidenzia poi Santiago, entrando nel dettaglio prendo ad esempio questo passaggio: "Tra le donne che hanno sciolto l’unione coniugale, la percentuale di chi vive in famiglie a rischio di povertà (24%) è più alta rispetto al totale delle donne con almeno 15 anni (19,2%) e soprattutto rispetto alle coniugate (15,6%). Gli uomini separati, divorziati o riconiugati, invece, vivono in famiglie a rischio di povertà in misura (15,3%) pressoché analoga a quella della popolazione maschile con almeno 15 anni (15,8%). Le quote più elevate di donne a rischio di povertà si evidenziano tra le single (con un rischio di povertà pari al 28,7%) e tra le madri sole (24,9%)." Ogni percentuale riguarda al 100% di ogni popolazione descritta. Ad esempio, sul 100% di uomini separati il 84,7% non vive a rischio povertà; il 15,3% vive a rischio di povertà (cioè potenzialmente povero o povero in atto).
Nel paragrafo seguente è scritto: "Se, accanto alla distribuzione dei redditi, si considerano anche gli indicatori di deprivazione non monetaria, pur confermandosi un quadro più svantaggiato per le donne, emerge che la quota di uomini separati, divorziati o riconiugati che vivono in famiglie con almeno tre sintomi di disagio economico (tra quelli previsti dall’indicatore sintetico definito dall’Eurostat) è pari al 17,5% ed è superiore sia a quella relativa al totale degli uomini con almeno 15 anni (14,9%), sia a quella che si calcola per i coniugati (12,7%). Lo svantaggio delle donne separate, divorziate o riconiugate rimane comunque marcato, con un valore dell’indicatore che raggiunge il 24,4% (Prospetto 4)." Nella logica è impossibile. Applicando criteri di povertà (indicatori di deprivazione) le percentuali del secondo paragrafo non possono essere mai, e poi mai, superiori al primo ma solo inferiori. Nell'esempio precedente il 15,3% a rischio di povertà (cioè poveri potenziali + poveri reali) è inferiore alla percentuale di 17,5% (poveri reali) dopo aver applicato gli indicatori di deprivazione (quali? boh). Lo stesso discorso vale per le donne separate (24% rispetto al 24,4%). In pratica l'Istat prima c'è dice che i poveri (potenziali e reali) sono il 15,3% secondo il loro studio sul reddito. Capite, al di là della cifra 15,3% non ci sono più persone che rischiano la povertà. Dopo c'è dice che applicando indicatori di povertà (di deprivazione) i poveri effettivi sono 17,5%, un cifra superiore di quelli che lo sono e lo possono diventare!!? In pratica l'Istat stesso ha confermano che il primo dato fornito (basato solo sul reddito) è inattendibile, non sta in piedi quando si studiano altri elementi (indicatori di deprivazione), e la percentuale a rischio di povertà era più alta.....

Per chi non ne sapesse nulla ecco i documenti originali qui:
Dal sito ISTAT:
Condizioni di vita dopo la separazione <http://www.istat.it/it/archivio/47539
Le donne che hanno vissuto una separazione hanno un rischio di povertà più alto (24%) degli uomini (15,3%)
Periodo dei dati: Anno 2009 - Data di pubblicazione: mercoledì 7 dicembre 2011
Popolazione <http://www.istat.it/it/archivio/popolazione
Comunicato stampa <http://www.istat.it/it/archivio/comunicato-stampa

 

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