La lettera da un padre che reclama più attenzione da parte delle istituzioni per il suo caso personale
LA QUESTIONE dei padri separati o comunque in lite con l’ex moglie o compagna tiene spesso banco. Riceviamo questa lettera da un padre che reclama più attenzione da parte delle istituzioni per il suo caso personale.
VOGLIO rispettare le leggi, ma pretendo che la legge mi rispetti come persona e padre. Ho dei diritti, oltre che dei doveri e voglio che ambedue vengano rispettati. Non voglio più essere ostaggio di una mentalità piena di pregiudizi. Come è vero che ci sono centinaia di donne che sono morte per le violenze fisiche è altrettanto vero che ci sono stati centinaia di padri che si sono tolti la vita per la disperazione e lo sfinimento di essere allontanati dai loro figli, costretti magari a mantenere donne che inventano cose mai avvenute.
Poco importa che anni dopo vengano riconosciute colpevoli e il padre riabilitato, una vittoria di Pirro. E i figli sono le vittime di madri senza scrupoli, giudici disattenti o centri antiviolenza dove si rimarca una notevole misandria, dove la donna ha ragione a prescindere.
Rivoglio la mia vita, perché ho 53 anni e non sarà più possibile ripartire, posso solo continuare con questa vita, quella con i miei figli, ai quali ho dedicato tutto me stesso, con tutti i miei difetti ma anche con qualche capacità. Amo i miei figli e pretendo per loro un’attenzione vigile e profonda dalle istituzioni. Il mio impegno come padre e compagno c’è stato tutto, quello di padre lo voglio continuare a far crescere. Esigo che la legge faccia il suo giusto corso. I miei figli hanno diritto a crescere sereni e con un futuro valido, pieno di stimoli costruttivi e di affetto profondo. Tutto il resto è egoismo profondo.
Alfredo Albiani









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