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Per “Il Giullare”, questo mese ha scritto un piccolo imprenditore edile di Montecatini, Alessandro Giannoni, 45 anni, che ci racconta la sua difficile storia di padre separato. |
“Mi sono separato due anni fa dopo un matrimonio di 15 anni, ho due bambini (una femmina di 5 anni e un maschio di 10) e da un po’ di tempo scrivo per il sito internet www.bambinonaturale.it con lo scopo di condividere esperienze per sentirsi meno soli, confrontarsi e diventare babbi migliori. Inizio così il racconto della mia storia, sostenendo che le separazioni sono tutte decisamente simili, pur sviluppandosi lungo percorsi sostanzialmente diversi. Alcune, oggettivamente, possono apparire inevitabili, penso a quelle contaminate da violenze, dipendenze, oppure a quelle scaturite da unioni senza fondamenta. La mia, invece, la potrei definire un “lutto”, inteso come bisogno, mancanza, necessità, e fa parte di una maggioranza silenziosa. Non c’è genitore, amico, psicologo che possa riuscire nell’intento di far immaginare come sarà la tua vita senza tutto quello che avevi prima. Io non sono affatto sicuro di aver fatto quello che era in mio potere per evitare la separazione, ma forse, cosa ancor più determinante e negligente, è averlo fatto senza crederci completamente, quasi fosse per placare la coscienza nel momento in cui, guardandoti dentro, avresti potuto dire: ci ho provato.
E pensare che tra i tanti difetti, veri o presunti, che mi vengono attribuiti, frequentemente c’è quello di prendere sempre troppo sul serio le cose, cioè di non essere mai leggero e un po’ superficiale. Il dolore, prima latente, fastidioso, irritante poi profondo, logorante, struggente, che ha portato con se lacrime copiose e amare, notti insonni e giorni senza senso, l’ho provato quando si stava arrivando alla decisione, in un turbinio di domande, speranze, frustrazioni, costantemente diviso tra ciò che ero e quello che avrei voluto essere, tra ciò che avevo e quello che avrei voluto avere. Tutto questo avveniva con la presenza dei miei due meravigliosi bambini. Il mistero della vita che si materializza con la nascita di un bambino è, a mio modesto avviso, il compimento e la realizzazione dell’essere umano, il sovvertimento delle proprie gerarchie da egocentriche a “pedocentriche”, è sentirsi come il primo e unico babbo della storia quando in sala parto, dopo aver aver tenuto la mano di tua moglie fino alla fine, ti appresti, stravolto e inconsapevole, a tagliare il cordone ombelicale a quell’esserino umidiccio e rugoso che darà un nuovo, più alto e nobile senso alla tua vita.
Di fronte alla scelta tra il genitore che desidera la propria felicità pensando (o volendosene convincere…) che questa sia propedeutica e funzionale a quella dei figli ed il genitore che sa rinunciare alla propria per quella dei figli, io ho scelto la prima, contrariamente a quanto avreste potuto pensare dopo aver letto le righe appena sopra, ma vivo orgogliosamente e determinatamente la seconda. Sembra complicato, controverso e assurdo, ma vi assicuro che è stato più semplice di quanto non sembri. Oggi Alessandro è un babbo separato che si rende conto di aver perso una cosa unica, che si sente decontestualizzato e solo, ma che cerca di ritrovare la sua serenità e soprattutto di non farla perdere ai suoi due cuccioli.”









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