Di casi come quello di Stefano D. sono piene le aule dei tribunali, anche quelle del palazzo di giustizia di Genova. Mariti o padri che, una volta separati, non riescono o non vogliono pagare gli alimenti.
Un assegno mensile, che può diventare una condanna più pesante di quanto non sembri o motivo di una rabbia che si porta appresso ripicche e rivendicazioni.
Stefano D., di Ronco Scrivia, quegli assegni non li ha pagati alla ex moglie, come ha stabilito il giudice di Massa Carrara. Dieci mesi di carcere. Ma se in pochi, in Italia, finiscono in cella, lui è fra quelli: perché il suo avvocato non ha chiesto una pena sostitutiva nei tempi previsti dal codice di procedura penale. Per questo Stefano D., adesso, è rinchiuso a Marassi.
Ma chi è Stefano D.? Ha 55 anni e vive a Ronco. Non è originario della Valle Scrivia. I fatti della vita, la sua vita, lo hanno condotto sino al Comune della vallata alle spalle di Genova. A Ronco, adesso, Stefano fa il muratore, ha ritrovato un’indipendenza economica. Ma con sé si è portato un fardello, anzi due: il dover versare l’assegno di mantenimento alla sua ex moglie e la condanna per non aver pagato quelli degli anni passati.
La donna vive a Massa Carrara, dove stava anche lui prima della separazione. Nel 2009, il tribunale toscano lo condanna per quei versamenti mai fatti. La pena si avvicina a quella massima prevista dal codice penale, dieci mesi a fronte del tetto limite di un anno. Stefano, tramite il suo avvocato, ha 30 giorni per chiedere di poter scontare in altro modo quella condanna: gli arresti domiciliari oppure il regime di semi libertà. Qualcosa però va storto.
Nessun legale per lui ha mai presentato quella richiesta. Nessuno. Così, quest’anno, il tribunale ha deciso che Stefano deve andare in carcere. E così accadrà.









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