| Argomento spinoso, quello delle separazioni |
Seppure con radici antiche, nella sua genesi è sempre rimasto di difficile trattazione, sostanzialmente impopolare in quanto poco conciliabile con un uso strumentale del “politically correct”.
Tocca interessi troppo complessi, che solo una analisi miope può circoscrivere al business.
È vero: il denaro che ruota attorno alle separazioni conflittuali è tanto; come sono tante le figure che hanno un ruolo nella spartizione della torta, o che sgomitano per averlo.
Ma è riduttivo farne una questione di mero interesse economico, c’è altro.
Qualunque iniziativa per la certezza del Diritto, pari opportunità e tutela dei diritti dei minori godrebbe di ampi consensi e verrebbe salutata come una battaglia di civiltà.
Qualunque, tranne la riforma delle modalità di affido dei figli.
Da decenni viene utilizzato con accanimento lo stereotipo del polverone alzato dai padri che vogliono pagare meno o non vogliono pagare affatto.
Negli ultimi mesi la denigrazione si è inasprita, prendendo una deriva diversa: ora viene etichettata come la battaglia dei padri che vogliono destabilizzare la democrazia, l’attacco dei padri a magistratura e servizi sociali, o peggio ancora la guerra dei padri “dediti a pedofilia e femminicidio”.
Poco importa se si è passati dal dai padri tirchi al dipingerli come una categoria di golpisti, pervertiti e criminali, la costante rimane un curioso accanimento contro i padri... per dare al Movimento a sostegno dell’affido condiviso quella caratteristica che il Movimento stesso non ha.
Piaccia o meno, non è una battaglia dei padri.
Come mai tanta feroce ostinazione nel gemellare una presunta guerra dei padri alla riforma del Diritto di Famiglia?
Serve ad un disegno superiore? Padri in guerra, quindi uomini aggressivi e donne vittime. Padri in guerra = madri a rischio, l’equazione è pronta.
Vengono taciute le caratteristiche positive quali certezza del Diritto, pari opportunità per tutti i cittadini e soprattutto diritti dei minori; meglio creare allarme dipingendo la spinta per la riforma come una guerra contro le donne.
Ecco l’appello intrinseco al “politically correct”: è un attacco alla donna, quindi negativo, pericoloso, destabilizzante, da stroncare con ogni mezzo.
Non è vero, ma l’importante è sostenerlo sempre, comunque, dovunque, in una escalation di denigrazione.
La mistificazione aggredisce ogni iniziativa, da proposte e disegni di legge alle manifestazioni, dagli emendamenti ai convegni.
Ogni volta che il Movimento promuove un testo si rispolvera “la guerra dei padri”, ogni volta che il Movimento scende in piazza è “la guerra dei padri”, ogni convegno è organizzato dai “padri pedofili ed assassini in guerra contro le donne”.
Una guerra dei sessi che esiste solo negli incrollabili preconcetti dei denigratori.
Vi infulcrano di tutto da decenni, è dura cambiare registro
La realtà è diversa da come la dipinge il fronte contrario all’affido condiviso: non sono le associazioni di padri a chiedere la riforma per una vera e concreta condivisione dei figli, ma un intero Movimento trasversale fatto di privato sociale, mondo accademico, parlamentari, amministratori locali, rappresentanti sindacali, associazioni di professionisti: padri, madri, sorelle, nonne, nonni, nuove compagne, figli ormai adulti di genitori separati, e poi psicologi, criminologi, sociologi, pedagogisti, antropologi, ricercatori, mediatori, avvocati e magistrati.
Sono parte attiva del Movimento e/o si sono espressi a favore dell’affido condiviso e dei DDL in discussione al Senato diverse associazioni forensi, associazioni multidisciplinari, associazioni di mediatori familiari, Lega Italiana Divorzio Breve, CMS (comitato madri separate), Mamme Separate di Como, Movimento Femminile Parità Genitoriale, LADDES (libera associazione donne separate e divorziate), Associazioni di nonne e nonni, CIATDM (coordinamento internazionale tutela dei minori), Federcasalinghe.
Tutte strutture - com’è noto - piene zeppe di pericolosissimi padri che tramano per distruggere la democrazia, uccidere le donne e violentare i bambini.
Il 5 ottobre il Movimento scende in piazza, per una manifestazione indetta dal MOVIMENTO FEMMINILE PARITÀ GENITORIALE . L’iniziativa è a sostegno della bigenitorialità, dei diritti dei minori e dell’affido condiviso
SE CREDI...
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Se credi che i ruoli della madre e del padre siano complementari, ed entrambi indispensabili ad un equilibrato sviluppo dei figli;
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Se credi che la bigenitorialità sia un valore, e che tale valore debba sopravvivere alla rottura della coppia;
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Se credi che i figli mantengano inalterati i propri diritti, a prescindere dallo stato civile dei genitori;
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Se credi che l’affido vissuto come possesso esclusivo sia una stortura a beneficio degli adulti ed una lesione dei diritti dei minori;
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Se credi che vendette e rancori personali non debbano essere veicolati attraverso i figli;
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Se credi che il disagio della famiglia separata non sia risolvibile col mero intervento giuridico;
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Se credi che la normativa debba tutelare il diritto dei minori e non i privilegi degli adulti;
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Se credi che il progetto genitoriale non sia un contratto che può essere sciolto da un magistrato;
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Se credi che la nuova legge sull’affido dei figli sia un patrimonio della crescita sociale e culturale della Nazione;
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Se credi che l’accanimento nel rifiutarsi di applicarla sia una grave violazione del Diritto, dell’impegno delle associazioni che hanno chiesto la riforma, della volontà del legislatore che l’ha scritta, del voto del Parlamento che l’ha varata;
sei un/una convinto/a sostenitore/sostenitrice della tutela dei diritti dei minori, del valore della bigenitorialità e dell’affido condiviso in caso di separazione, divorzio o cessazione di convivenza.
Per promuovere il principio di indissolubilità del ruolo genitoriale, pergarantire ai figli una linea di continuità nei diritti dell’infanzia anche dopo la separazione dei genitori, sostieni la riforma dell’affido condiviso ed aderisci alla manifestazione del 5 ottobre a Roma, piazza Montecitorio









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