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Home Separazione e Divorzio Stati Generali sulla Giustizia Familiare: il documento finale a chiusura dei lavori
Stati Generali sulla Giustizia Familiare: il documento finale a chiusura dei lavori E-mail
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Documento finale degli Stati Generali sulla Giustizia Familiare

Salutiamo il successo degli Stati Generali sulla Giustizia Familiare del 5, 6 e 7 maggio 2011 quale primo appuntamento volto a consentire un corretto e leale confronto tra tutte le realtà associative, professionali, la politica ed i cittadini.

Ringraziando tutti coloro che hanno partecipato, rendendo viva e costruttiva questa iniziativa, ci impegniamo affinché quanto emerso dal dibattito si trasformi da subito in iniziativa comune per garantire diritti che riteniamo elementari in un Paese normale.

In un Paese normale, lo Stato ha a cuore il destino di genitori e figli;

in un Paese normale, lo Stato tutela gli interessi dell'intera famiglia, allargata anche ai parenti più prossimi;

in un Paese normale, lo Stato è amico dei cittadini;

in un Paese normale, lo Stato punisce chi sbaglia, allo stesso modo di fronte alle medesime colpe,  sia esso uomo o donna, ricco o povero;

in un Paese normale, lo Stato non permette l'esistenza di categorie di cittadini che sanno di poter commettere errori senza assumersene le responsabilità;

in un Paese normale, chi si occupa di famiglie ha il dovere di ascoltare le istanze della Società Civile;

in un Paese normale, chi sostiene di operare sempre al meglio a favore dei bambini non ha paura di permettere, sempre, di documentare il proprio operato, registrando le attività e informando con chiarezza i genitori su modalità operative e tempi di attuazione;

in un Paese normale, le categorie di operatori che si occupano a vario titolo di famiglie garantiscono un alto livello di specializzazione interna, a tutto beneficio del servizio;

in un Paese normale, i cittadini hanno fiducia e non paura degli assistenti sociali;

in un Paese normale, i giudici dialogano con la Società Civile, umanizzando la loro funzione;

in un Paese normale, lo Stato non impone ai coniugi un periodo di riflessione triennale tra separazione e divorzio.

Gli Stati Generali sulla Giustizia Familiare nascono in un PAESE A-NORMALE, ove le aspettative descritte nella premessa vengo SEMPRE mortificate.

L'origine di quella che può definirsi come la “Questione Familiare” italiana è certamente molteplice, ma le famiglie qui rappresentate non sono interessate a conoscerle, perchè  pretendono risultati concreti e soluzioni rapide, anche a beneficio delle altre strutture familiari, ignare dello sfascio in cui oggi versa la Giustizia civile in Italia.

Le istanze sociali nate nella tre giorni di Roma (5,6,7 Maggio 2011  www.giustiziafamiliare.it) sono forti, documentate, profondamente motivate, e testimoniano la determinazione della cittadinanza consapevole verso una rivoluzione culturale che ha nella tutela della Bigenitorialità il suo cardine.

Tutti i partecipanti, genitori e associazioni, comunicano alle Istituzioni:

–         di volere l'abolizione delle competenze civili dei tribunali minorili;

–         di pretendere la vera applicazione della legge 54/2006;

–         di pretendere l'adeguamento della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati nel senso di una diretta e concreta punibilità in caso di negazione di giustizia, con o senza dolo e/o colpa grave;

–         di volere un concreto ridimensionamento del ruolo e degli abnormi poteri dei servizi sociali, restituendo dignità ed efficacia ad una professione oggi soltanto temuta;

–         di pretendere SEMPRE il contraddittorio tra genitori in ogni sede giudiziaria, non consentendo MAI l’assunzione di decisioni “inaudita altera parte”;

–         di pretendere la garanzia del Diritto alla difesa, attraverso la videoregistrazione delle audizioni dei componenti delle famiglie prese in carico;

–         di volere che il Ministero della Giustizia riconosca l'incompatibilità tra ruolo di CTU e quello di CTP;

–         di volere che la nomina dei CTU, da parte dei magistrati, venga effettuata per mezzo di una precisa turnazione da attuare all'interno dell'elenco di operatori disponibile in ogni tribunale, e che tale elenco sia facilmente accessibile al pubblico;

–         di riconoscere la necessità di accordi concepiti in un contesto privo di attriti, pertanto prevedere la legittimità dei patti pre-matrimoniali;

 

–         di riconoscere la consapevolezza delle scelte di vita operate da cittadine e cittadini, e di volere la riduzione dei tempi che attualmente intercorrono tra separazione e cessazione degli effetti civili del matrimonio attraverso la riforma della legge L. n. 898/1970 (c.d. legge sul divorzio), per consentire a coloro che vogliano lo scioglimento del vincolo coniugale di potervi accedere direttamente senza l’obbligo della separazione legale;

–         di volere impegno reale da parte delle istituzioni affinché vengano rimosse le discriminazioni basate sulle differenze di genere che impediscono pari retribuzione e accesso al mondo del lavoro, così come la garanzia di servizi realmente efficienti a tutela della genitorialità dei lavoratori;

–         conseguentemente, di pretendere che questi ritardi e questa arretratezza culturale del mondo del lavoro e dei servizi alla famiglia non vengano in modo intollerabile a gravare solo su uno dei due coniugi a seguito della separazione: una discriminazione di genere non può e non deve essere “equilibrata” con altrettanta discriminazione.

Chiediamo a tutte le istituzioni di farsi carico di quanto emerso dagli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, in modo particolare agli esponenti dell'attuale Governo i quali hanno fatto della riforma della Giustizia uno dei principali punti del proprio programma.

 

Roma, Hotel Palatino, lì  7 Maggio 2011

 

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