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Home Tribunale Ordinario SANITA': Fallita la sterilizzazione l'ospedale manterrà il bambino
SANITA': Fallita la sterilizzazione l'ospedale manterrà il bambino E-mail
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Tribunale L'ospedale sbaglia l’intervento di sterilizzazione e come conseguenza dovrà mantenere il bambino nato dopo l’operazione non riuscita.

Una donna friulana ha vinto la sua battaglia legale iniziata quatto anni fa quando, dopo aver partorito il quinto figlio, aveva deciso di farsi sterilizzare, ma l’operazione non è andata a buon fine.

Il sesto bambino è nato nel 2005, lo ha tenuto e allo stesso tempo ha fatto causa ai medici. Il tribunale di Tolmezzo (Udine) ha deciso per un risarcimento di 150mila euro, che tiene conto fra le altre voci del mantenimento del bimbo fino all'indipendenza economica.

I giudici hanno stabilito il risarcimento bocciando la tesi dell’ospedale secondo cui sottoscrivendo il consenso informato la donna era a conoscenza dei possibili rischi di un esito negativo dell'intervento.

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/famiglia/news/2011/09/sanita--fallita-la-sterilizzazione-l-ospedale-manterra-il-bambino--.html

 Da notare: non si tratta di una transazione, per cui una famiglia bisognosa potrebbe aver accettato una somma inadeguata. In fondo per chi deve mantenere 6 figli un’entrata extra di 150.000 euro rappresenta ossigeno puro, quindi potrebbe accontentarsi.

Ripetiamo, non è un accordo fra le parti: è un pagamento imposto per sentenza.

 Sarebbe utile conoscere l’ammontare delle due voci distinte, per avere un parametro di valutazione rispetto ad altri casi che non vedono coinvolta una struttura pubblica.

quanto alla madre per il risarcimento dei danni morali quanto al bambino per il mantenimento fino all’indipendenza economica 

Ammettendo per ipotesi che il bambino trovi un impiego a 20 anni, la divisione della somma di 150.000 euro arriva a 7.500 Euro all’anno, vale a dire 625 Euro/mese

Calcoli banali, effettuati considerando l’intera somma destinata al mantenimento, ma la Cassazione ci dice che così non è.

Conoscendo la ripartizione (es: 50.000 come risarcimento, 100.000 a titolo di mantenimento) l’importo mensile si riduce drasticamente, arrivando a circa 400 Euro/mese.

Si tratta di calcoli estremamente approssimativi, in quanto la causa è iniziata nel 2007 e nei 150.000 euro sono compresi anche gli interessi sui primi 4 anni di vita del bambino, pertanto la somma effettiva è inferiore.

Qualora il ragazzo non trovasse lavoro allo scadere dei 20 anni, o trovasse un lavoro precario che non gli consente l’indipendenza economica, il contributo mensile verosimilmente scenderebbe a circa 320 Euro/mese.

Identiche considerazioni qualora il ragazzo frequentasse l’università, una specializzazione, un master, fino ai 24/25 anni

Proviamo a fare una considerazione diversa: tutte le statistiche più recenti testimoniano come le generazioni attuali fatichino a rendersi economicamente autonome, e riescano ad emanciparsi dalla famiglia d’origine attorno ai 30 anni ed oltre.

Su queste basi la somma erogata dalla struttura sanitaria manterrebbe il ragazzo con circa 275 Euro/mese

Oltretutto si tratta di una somma erogata una tantum, quindi i calcoli sulla ripartizione mensile non possono tenere conto, al contrario di quanto accade per le separazioni tra coniugi: della rivalutazione secondo gli indici ISTATdel 50% delle spese non previste dal mantenimento, che possono variare da poche decine a diverse centinaia di Euro ogni mese

Detratti gli interessi per i primi 4 anni, detratto il risarcimento danni alla madre, non considerate le spese straordinarie mediche, ludiche, sportive, ricreative etc., l’importo del contributo mensile versato dall’ospedale al bambino non arriva a 150 euro/mese.

Ora: una simile quantificazione com’è compatibile con assegni stabiliti nei nostri tribunali di 600/800/1000 Euro/mese, o anche molto di più?

Oltretutto rivalutabili, quindi in 30 anni la somma sale considerevolmente.

Una struttura ospedaliera, inoltre, non è soggetta ai fattori di rischio di un singolo lavoratore: licenziamento, cassa integrazione e mobilità se lavoratore dipendente; calo del volume di affari e/o aumento dei costi di gestione se lavoratore autonomo.

Eppure se deve pagare una struttura pubblica si tende al minimo, se deve pagare un privato si tende al massimo

Come mai?

La risposta la conosce solo il Tribunale di Tolmezzo

Chissà come potranno motivare quando ad un genitore con 1200 Euro di reddito imporranno un assegno di 450 Euro, più rivalutazioni ISTAT e spese extra?

 

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