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GIANNI BIONDILLO - NEL NOME DEL PADRE (GUANDA EDITORE)

Il tema del divorzio e dell'affidamento dei figli da un insolito, originale, punto di vista

Una storia "difficile", intensa, che lascia un ricordo profondo nel lettore.

L’ultimo libro di Gianni Biondillo - edito da Guanda - porta un titolo emblematico, “Nel nome del padre”, e tratta, per la prima volta in un romanzo, il tema dell’affidamento dei figli dopo il divorzio. Se infatti raramente tale argomento viene trattato dai "normali" mezzi d’informazione, altrettanto poco la letteratura ha indagato questo 'abisso' di sentimenti contrastanti, dove l’amore diviene odio

Che ne è dei figli e che colpe hanno questi del fallimento dei progetti di vita dei genitori? Che ne è del genitore 'non affidatario' e dei suoi sentimenti? Gianni Biondillo se lo chiede e con una prosa estremamente efficace, che utilizza abbondantemente la tecnica del flash-back ponendo il lettore su due piani temporali "distinti", dipinge la storia di Luca, professionista affermato e ottimo padre di famiglia, costretto a vivere un dramma inaspettato: quello dell’affidamento dell’amata figlia Alice alla ex-moglie Sonia.


VIENE PRESENTATO DA P.S.Sv.  ALLA UBIK DI SAVONA IL 27 NOVEMBRE 2009 ALLE ORE 17,30

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"Io credo che prima di tutto sia bene non nuocere. È importante riconoscere i colpevoli ma prima vanno salvaguardati i bambini."Massimo Ammaniti, la Repubblica.
Essere accusati ingiustamente. Può capitare a tutti. Difficile difendersi, quasi impossibile se il reato di cui si è accusati è quello più tremendo e infamante: abuso sessuale di adolescenti. L’emozione ci travolge quando si parla di bambini. Il mostro sembra essere ovunque: a fronte di molti casi accertati e puniti, ce ne sono troppi altri “sbagliati”, con soluzioni tardive e danni psicologici ed economici enormi.
Questo libro prova a raccontare ciò che non vediamo. Una macchina burocratica che vale milioni di euro. Un affare per molti: associazioni, centri d’assistenza, consulenti, psicologi. E tante storie di affetti distrutti, di violenza psicologica (genitori divisi, bambini affidati, interrogatori infiniti).
Se davvero l’interesse ultimo di tutti gli attori in causa è difendere i bambini, i fatti qui raccontati documentano il contrario. Allora è necessario fermarsi e bloccare la macchina. Basta errori. Costano troppo cari. Questo problema, sebbene scomodo, ci riguarda tutti.


PRESENTATO DA P.S.Sv. ALLA UBIK DI SAVONA  IL 27 SETTEMBRE 2009 ALLE ORE 17,30

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È angosciante per tutti, e quasi insostenibile per chi ha figli piccoli, leggere la storia di Angela L. Prima di tutto perché è una storia vera, ma a questo potremmo in qualche cinico modo essere abituati: ammesso che ci si possa abituare a leggere di bambini rapiti, abusati, uccisi,  schiavizzati. In tutti questi casi, però, i bambini sono vittime dei Cattivi. Di quel Male dal quale cerchiamo di proteggerli ma che a volte non si può evitare. Angela L., invece, è stata vittima dei Buoni, di coloro che dovevano aiutarla: magistrati, psicologi, “esperti” impegnati nella battaglia contro il grande mostro di fine secolo, la Pedofilia.Angela, insieme ai giornalisti Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, racconta il suo calvario in “Rapita dalla giustizia”.Tutto comincia a Masate, nel Milanese, il 24 novembre 1995. Per lei, che frequenta la prima elementare, è un giorno come tutti gli altri: la sveglia, la colazione, il grembiule sotto il cappottino, la corsa a scuola con i genitori. Un bacio, l’appuntamento all’uscita. Ma Angela non tornerà a casa, quel giorno,  e non vedrà più i genitori per i successivi dieci anni. I carabinieri l’hanno prelevata direttamente in classe perché suo padre è sospettato di abusare di lei. Lo accusa una cugina, che ha denunciato di essere stata violentata dal fratello, chiamando poi in causa, con continue accuse e ritrattazioni,altri parenti.


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