Luigi Capasso, un papà spinto alla follia dal sistema femminista?

Un articolo che cerca di capire quali sono le motivazioni di un gesto folle

Nel luglio 2017 Loredana Busonero, comandande della polizia municipale di Monte Argentario, ha ucciso a colpi di pistola il figlio che dormiva e si è suicidata.  La vicenda ha avuto poco risalto: una ricerca su Google fornisce solo 22mila risultati, improntati al “poverina”.  I primi dicono:

«un po’ di nervosismo in un periodo come questo, con molti turisti nella nostra zona, è da considerarsi normale»;

«Amarlo così tanto da non volerlo lasciare solo per il resto della sua vita»;

«Loredana ha ucciso suo figlio perché non voleva abbandonarlo come aveva fatto suo padre con lei» (il padre si era suicidato);

«Loredana era una persona tranquilla, impegnata nel suo lavoro e dedita al suo figlio adorato».

Due giorni fa Luigi Capasso, Carabiniere di Latina originatrio di Napoli, ha sparato alla moglie ed ucciso con colpi di pistola le due figlie che dormivano, e si è suicidato. La vicenda è stata sparata sulle prime pagine con dirette televisive: una ricerca su Google già fornisce 194mila risultati. Come al solito, il doppiopesismo vuole alimentare la falsa impressione secondo cui gli uomini sarebbero più violenti delle donne.  Ed infatti torme di sciacalle femministe che nulla avevano scritto sulla Busonero si sono affrettate sulle pagine dei loro giornali a dipingere Capasso come violento, a strumentalizzare la vicenda attaccando collettivamente gli uomini ed i padri (avessero attaccato i Napoletani sarebbero state licenziate per razzismo), e chiedendo finanziamenti a quei centri anti-violenza criticati per l’ideologia misandrica e le conseguenti false accuse contro i papà.

Luigi Capasso aveva un motivo che può averlo portato alla disperazione e forse alla follia.  Luigi viveva in caserma dopo aver perso la casa nella separazione.  E soprattutto aveva denunciato che la ex moglie gli impediva di vedere le figlie, ma non era stato tutelato dalla giustizia.  Suo fratello dice: «Aveva questa cosa che non poteva vedere le bambine e lo tormentava, anche a Natale non le aveva potute vedere.  Ma dire che era cattivo o picchiava moglie e figlie non è vero. Le figlie adoravano il padre…».  «Da Latina però VP, presidente dell’associazione Valore Donna, racconta invece che le figlie ne avessero paura».  Al momento non si sa la verità: magari le figlie erano state alienate.  Capasso ha lasciato lettere in cui spiega le ragioni del suo gesto «riconducibili alla moglie che viene accusata dall’uomo» e lascia 10,000 Euro per i funerali. In una tremenda legge del contrappasso, la ex moglie proverà anche lei il dolore di vivere senza le figlie, vittime della tragedia.

Ne parla il ministro degli Interni, ne parla Renzi facendo campagna elettorale sul «femminicidio», vogliono mettere sotto inchiesta i Carabinieri che non hanno letto nella mente di Capasso.  Niente del genere era accaduto per la Busonero.

E allora analizziamo le cause di quanto accaduto.  Forse chi pontifica dalla stampa ha ragione: Capasso era ossessionato dalla gelosia che lo aveva reso violento e la moglie lo aveva lasciato per questo. O forse, la principale causa scatenante sono state le modalità della separazione. Quando centomila papà subiscono la stessa  violenza, prima o poi capita che qualche disperato perda la testa e scelga la via estrema.  Violenza chiama violenza: se prendi a calci un cane, può reagire mordendoti.  Allo stesso modo le persone i cui diritti umani vengono violati tendono a ribellarsi, spesso in maniera folle e violenta.  Le persone che oggi, invece di riflettere, danno addosso a Capasso eccitate dal gesto e dalla stampa, sono le stesse che in situazioni difficili tendono a reagire in maniera impulsiva e folle.

Per chi invece preferisce riflettere, informiamo che a Latina era avvenuta un’altra terribile vicenda, che potrebbe aver influenzato Capasso: un bambino per anni  privato del papà.  EdizioniOggi pubblicò questa lettera dell’altro papà (MF), che ha scelto di rimanere all’interno della legge. Se è troppo lunga ve la riassumo: TOTALE IMPUNITÀ.

«dopo 7 anni di udienze processuali perviene ai servizi sociali di Sezze (LT) un provvedimento (il primo), di allontanamento del minore, dalla madre, con decadenza della potestà genitoriale della stessa ed affidamento al padre […]
Viene quindi ordinato ai Carabinieri ed ai servizi sociali di Sezze di eseguire il suddetto provvedimento. I servizi sociali avvisano la madre, la quale si rende irreperibile per circa tre mesi, e né i Carabinieri di Sezze, né quelli di Latina Scalo i di latina, fanno ricerche per trovare mio figlio.
Ho quindi contattato un investigatore privato che, nel giro di due giorni riesce a trovare il bambino. A casa sua!

il pm […] ordina ai Carabinieri di Sezze e ai servizi sociali di eseguire il provvedimento. Questi si recano sul posto ma non prelevano il bambino, giustificando che il medesimo non voleva andare con il padre, grida, piange, scappa […] il giudice, dr.Janniello, sconcertato per la mancata esecuzione del provvedimento, con una seconda ordinanza incarica la questura di Latina, Ufficio Minori, di procedere all’allontanamento del minore […] assegna 10 giorni per adempiere, allo scadere dei quali i servizi sociali, riconvocati, dichiarano di non aver adempiuto al provvedimento. […]

Arriva quindi un nuovo provvedimento (il terzo) per l’affidamento del minore ad una “casa famiglia” ritenendo necessario un più stretto avvicinamento fra la figura paterna ed il figlio, dopo anni di influenza materna negativa. Tale provvedimento doveva essere eseguito dalla Questura di Latina. I servizi sociali dovevano indicare il nominativo della casa famiglia: tale nominativo non è mai stato indicato !
Il 2 marzo 2010 il giudice, dott.Janniello, convoca in udienza [..] A tale udienza, la madre si presenta con l’assistenza di un nuovo avvocato (il quinto!), tale dott. Coffari, di Firenze, ma non viene fatto comparire il bambino.

Vengono quindi azzerati tutti i provvedimenti adottati, sia di affidamento al padre, che alla casa famiglia, e si dà carta bianca per una mediazione al nuovo curatore, il quale stabilisce che il bambino dovrà stare tre giorni con il sottoscritto e tre giorni con la madre, che accetta tale soluzione.  […] Solita sceneggiata: il bambino non vuole saperne di andare con il padre, e l’accordo salta.

Il curatore redige una relazione […] viene evidenziata la negatività dell’ambiente familiare dove il minore vive e la negativa influenza della madre e della nonna materna nei riguardi del minore stesso, tanto da “renderlo quasi un automa ai loro ordini”.   Il Tribunale emette il quarto provvedimento con il quale interrompeva il legame viziato fra il bambino e la madre e disponeva, in via temporanea e strumentale, l’allontanamento dello stesso, allo scopo di sottrarlo alle anzidette influenze negative, da un nucleo familiare definito fortemente patologico, con sospensione del rapporto fra il bambino e i familiari materni. Disponeva inoltre l’allontanamento immediato del bambino a cura della Questura di Latina, Ufficio Minori, e l’assegnazione ad una casa famiglia al di fuori del territorio di residenza. E ancora una volta la madre si rende irreperibile con il bambino. La Procura di latina inserisce la sig.ra VP fra le persone da ricercare

A questo punto, scoppia il caso mediatico, con una vera e propria campagna diffamatoria contro il Tribunale dei Minori di Roma e contro le forze dell’ordine, e con richiesta ricusazione del giudice dr.Janniello. Lo stesso, dopo una settimana, decideva di astenersi».

Come al solito, associazioni femministe con agganci politici si erano mobilitate per la signora:

«è indagata dalla Procura di Latina per inosservanza dei provvedimenti del giudice, per sottrazione di minore, e forse anche per sequestro di persona e non so quali altri reati. Ma tutto questo non è bastato all’esponente dell’IdV che, per premio, l’ha eletta presidente provinciale delle donne IdV e le ha aperto un Centro Antiviolenza Donne a Latina».

Il centro anti-violenza affidato alla signora VP (quella con potestà genitoriale sospesa etc e non si sa quali competenze) si chiama “VALORE DONNA”.

La ex moglie denunciata da Luigi Capasso «si era rivolta all’associazione VALORE DONNA». 

Ci stupiamo che Luigi Capasso abbia rinunciato a combattere per le figlie rimanendo all’interno di questa “giustizia”?  Che sia arrivato a gesti estremi magari terrorizzato dalla prospettva di finire nello stesso tritacarne?   Con la possibilità che le amate figlie potessero un giorno essere terrorizzate, alienate e plagiate ad odiarlo? Con il rischio che politici intervengano per bloccare eventuali Giudici con la G maiuscola, mentre la stampa femminista lo diffama come violento per aiutare la madre?

Circa metà degli omicidi familiari avvengono non al momento della separazione, ma quando uno si rende conto che è impossibile avere giustiziache per un papà è inutile avere ragione, che è inutile avere la legge dalla propria parte, che il sistema giudiziario a cui dobbiamo lasciare difendere i nostri figli di fatto ha abdicato, che vige la legge della giungla. Il ministro degli Interni e Renzi parlano della vicenda: ma hanno ignorato le tante condanne che l’Italia ha ricevuto da parte della Corte Europea per i Diritti Umani per violazioni dei diritti umani dei papà. Avevano il potere, avrebbero potuto prendere misure di giustizia, evitando le tragedie.  Non lo hanno fatto: perchè la sinistra è persa nel femminismo misandrico sperando che gli porti i voti delle donne.

Il da farsi per dimezzare queste tragedie è chiaro: tagliare le unghie alle avvocate femministe che si arricchiscono trasformando le separazioni in guerre, tagliare le penne alle giornaliste sciacalle, tagliare lo stipendio a chi offre questa “giustizia”, tagliare i fondi ai centri anti-violenza di stampo femminista e sostituirli con professionisti non sessisti capaci di intervenire come mediatori nei conflitti tutelando il diritto dei bambini ad avere entrambi i genitori.

Fonte: http://it.avoiceformen.com/misandria/luigi-capasso-un-papa-spinto-alla-follia-dal-sistema-femminista/

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