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Di administrator, 1 mese e 8 giorni fa

Affido condiviso a coppia di donne omosessuali

da milano.02 30/1/2010 Una sentenza riconosce a una coppia di donne omosessuali l'aver cresciuto i figli secondo "uno schema tipicamente familiare" Pubblicato da Valentina Sansoni alle 15:57 in Milano cronaca tribunale-670_48093.jpg Una storia giuridica che vede coinvolta una coppia di donne omosessuali che hanno deciso di ricorrere all'inseminazione artificiale per avere dei figli e che, in sede di diritto, non vengono discriminate per il tipo di famiglia che hanno scelto di costruire, fa sempre ben sperare. E' il caso di due donne milanesi che hanno convissuto per nove anni, come riporta la Repubblica, periodo in cui una delle due ha partorito due figli grazie alla fecondazione assistita. In seguito hanno cresciuto i due bambini venuti alla luce successivamente, un maschio e una femmina, garantendo loro un contesto affettivo privo di grosse conseguenze sociali a causa della loro omosessualità e secondo "uno schema tipicamente familiare". Quest'ultima è una delle definizioni espresse al positivo che sono emerse nel provvedimento firmato dal giudice Emanuela Aliverti, alle prese con la sentenza di separazione delle due compagne. La madre non-biologica dei due bambini, infatti, aveva presentato ricorso per poter ottenere l'affidamento condiviso e per vedersi riconoscere il diritto di visita, nonostante il rifiuto in questo senso della madre biologica. Pur non essendo un caso contemplato dalla giurisdizione italiana e nonostante il ricorso fosse stato giudicato inammissibile per "difetto di legittimazione", i giudici sono stati in grado di riconoscere lo stesso la capacità delle due donne di crescere i figli inserendoli "in un contesto caratterizzato da una potenziale confusione di ruoli". Non è stata riscontrata nessuna inadeguatezza della madre biologica a ricoprire, pur in questa situazione spesso giudicata fuori dai canoni della normalità, il ruolo genitoriale a prescindere dalla propria condizione di omosessualità, evitando di far pesare il pregiudizio altrui anche ai due bambini, che attualmente hanno 8 e 10 anni. Una storia "marziana" dalle aule di un tribunale densa di consapevolezze e di contenuto, scevra dal pregiudizio, se si tiene presente che la madre biologica tuttora vive con un'altra compagna e che il padre naturale dei bambini convive con un altro uomo.

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