E’ questione di lealtà

Quando il Presidente Mauro mi ha chiesto se volessi partecipare all’Associazione Papà Separati Liguria come editor del sito sui temi dell’alienazione parentale, anche se come ben sappiamo il termine non è più accettato nelle cause di affidamento (lo stesso Nordio è intervenuto a conferma, nel suo ruolo di ministro della Giustizia), meglio trovare dei sinonimi che non richiamino la sindrome, tipo privazione asimmetrica di genitorialità, ho provato un moto di orgoglio.

Perché sento di poterlo fare, e per il mio primo articolo affronterei il tema della lealtà matrimoniale. Perché: se marito e moglie sono anche genitori, non possono per l’ordinamento italiano ricorrere al “divorzio lampo”, ovvero se non vanno più d’accordo, come può capitare nelle relazioni, devono, in quanto genitori, affrontare un passaggio di consapevolezza obbligato dalla legge. Un passaggio che dura all’incirca due anni, proprio come la fase iniziale di innamoramento, tramite separazione prima (divorziale o consensuale) e poi divorzio, il più possibile… in pace.

A volte purtroppo possono incorrere in avvocati feroci (probabilmente senza figli) che alzano al contrario artificiosamente il livello di conflittualità per vincere la causa e soddisfare il cliente, se mi leggete non siete probabilmente tra quei padri intenzionati ad intraprendere un percorso di questo tipo nell’interesse dei vostri figli, è molto importante ricordare il ruolo chiave del legale rappresentante, e se malauguratamente vi dovesse capitare di incontrarlo da parte della vostra ex moglie (magari incattivita da abbandono, gelosia, perdita del controllo su di voi) fatelo subito presente al vostro avvocato.

Si è già ammesso in sedi mediatiche ed istituzionali, che tali avvocati meritano la radiazione dall’albo perché minano la verità (avvallando false denunce, illazioni, o viceversa insabbiando denunce autentiche di maltrattamento), creano divario tra realtà fattuale e processuale distogliendo l’attenzione del Giudice, e così facendo contaminano la reputazione e la fiducia nei confronti dell’intero ordine professionale.

Non mi risulta che ne sia mai stato segnalato o tanto meno radiato uno, ma chi lo sa, siamo in movimento, potrebbe accadere in futuro.
Il tema della conflittualità tra ex coniugi e genitori riguarda purtroppo molte aule italiane di Tribunale oggi.

Il fallimento di un progetto matrimoniale e familiare è sicuramente causa di tristezza, sofferenza e senso di frustrazione, ma ricordare le cose belle condivise in passato è più facile di quanto non si creda, occorre richiamare per il presente ed il futuro il prezioso giuramento di lealtà tra i due adulti sposi (o compagni) al fine di rimanere sempre coesi a protezione della propria prole, perché il contesto esogeno è molto favorevole (almeno negli ultimi decenni) ad un utilizzo strumentale della naturale perdita di complicità matrimoniale per sottrarre i bambini al controllo genitoriale di uno dei due, o anche di entrambi al limite, per riallocarli con benefici economici per le strutture ospitanti (nel secondo caso) e per tutti gli operatori adulti estranei a mamma e papà, che sono stipendiati per gestire il loro fine relazione, appunto avvocati, ma anche psicologi, psichiatri, curatori speciali, assistenti sociali, una bella filiera di mercificazione dell’interesse prioritario dei fanciulli, in cui è assolutamente meglio non entrare mai, indipendentemente dalle condizioni economiche dei genitori.

Quindi fate la pace, non la guerra, anche se non fate più l’amore. È doveroso per la vita che si è messa insieme al mondo.
Mi appellerei alla fantasia e all’immaginazione di un bambino. Ovvero chiederei ad un bambino o una bambina, un figlio o una figlia, cosa intendi tu per pace? Mamma e papà, per favore, fate la pace?!!

C’è già conflitto. Probabilmente sono le fasi finali, gli strascichi, le discussioni dell’ultimo periodo di mal sopportazione tra voi a cui i figli possono aver assistito, l’importante è non portarlo avanti, perché se questa è la richiesta dei bambini (per favore, fate la pace!) si è arrivati al limite.

L’ho vissuto personalmente (da adulta e da madre del terzo millennio) ed intendo contribuire a trovare una soluzione vera ed efficace per prevenire il confitto, che deriva da questo semplice esempio di ignoranza derivante dal non aver (quale che ne sia la causa) capito il problema.
Il giuramento della lealtà che vi siete accollati sposandovi, non ha una data di scadenza, scade con il fine vita. Lealtà significa, secondo me, salvare ad ogni costo, senza scuse, sempre e per sempre, il passato condiviso con amore, chiamiamolo anche solo sintonia, fantasia, voglia, energia di coppia.

Salvarlo. Senza mentire, senza perdere il controllo, non solo per spiegare alle piccole vite derivate da questo stesso passato cosa sia l’amore, ma anche più in fondo per una comprensione naturale sinergica ormai necessaria tra adulti. Ricordatevi di lui o lei (vostro ex) semplicemente come un coetaneo, un co-generational, lasciate fuori i genitori ed i fratelli…, cosa resta? L’amicizia.

Se non è neanche così, siete volutamente conflittuali e quindi non amate davvero i vostri figli. Meritate di non essere preferiti nel collocamento perché ai bambini fa male sentir parlare male (scusate il gioco di parole) di un loro genitore dall’altro o dalla sua famiglia. Questo intendono i bambini per pace.
L’amore sincero per la nuova generazione porterà pace anche alla vecchia generazione in termini di comprensione del senso della vita. Ci vuole informazione e consapevolezza, calma, pazienza, ma credo che sia la strada giusta. Lo sentite leggendo? Lui/lei non ci arriva immediatamente, con i miei tempi? La/lo aspetto.

Ai migliori direbbero che sono folli se andassimo avanti così, una confusione di ruoli pazzesca, mai una gioia, mai una pausa. PACE!
PS Ricordatevi del contesto esogeno e continuate per lealtà a remare insieme nell’interesse di tutti noi.
Savona, 6 luglio 2026

di Laura Braco

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