Carne arrosto (testimonianza di una madre strappata)


Il profumo delle costine arrostite alla griglia, adagiate su fresche foglie di menta e rosmarino, la brezza di un caldo pomeriggio di agosto che si insinua tra gli arbusti fioriti facendoli ondeggiare a tratti, il calore del sole sulla pelle e il refrigerio di una nuvola bianca spumosa che si frappone tra esso e la terra riarsa, senza pioggia da mesi.

E’ il gorgoglio dell’acqua in piscina mossa dalla piccola pompa. Già la piscina, montata la scorsa estate da D. e F., al rientro da un week end col padre, così ombrosi e taciturni, e dal mio compagno L.. La piscina in cui loro hanno sguazzato ridendo e giocando a palla fino a quando un calabrone semi annegato non si è annodato tra i capelli di F. spaventandola.

Potrebbero essere qui anche loro ancora oggi, eppure no, non ci sono. Solo silenzio intorno a me, neanche la musica di sottofondo riesce a coprirlo del tutto, e il pensiero corre, li immagina in barca coi nonni, senza amici, a trascorrere un giorno dopo l’altro nel tentativo di apprezzare ciò che gli è rimasto al costo di rinnegare ciò che avevano.

Oggi è Ferragosto, avrei potuto far loro gli auguri, nella mia vita precedente. Perché in questa vita non posso telefonare o ricevere telefonate, le nostre iterazioni sono limitate ad un’ora al mese in una stanza con un tavolino, delle sedie, qualche gioco da tavola, una lavagnetta con dei gessetti, e l’operatore di Spazio Neutro, la figura educativa che ha il compito di vigilare sul nostro rapporto, di farci parlare di emozioni e non di fatti, di verificare che io non sia pericolosa per loro.

Il mio psichiatra mi ha chiesto se mi sento pericolosa per D. e F. e dentro di me mi è venuto da sorridere amaramente. Io sono la persona che li ama di più a questo mondo, darei la mia vita per loro se me lo chiedessero, mi sono presa cura di loro in maniera “esclusiva” per anni, nessuno si è mai preoccupato di venire a casa a tenermi un po’ di compagnia mentre cambiavo pannolini di taglia media e grande, bollivo verdure per farne il passato, facevo i bucati, mi ingegnavo a farli divertire durante il giorno, li curavo durante le influenze, li accompagnavo al nido e poi alla materna e quindi alle elementari e infine in prima media, li mettevo a letto la sera leggendo favole e facendo grattini, e certo mi occupavo anche del mio lavoro da manager fuori casa.

Nessuno è passato a cucinarmi un arrosto o un piatto di pasta ogni tanto, perché Laura era in gamba e ce la faceva da sola. Se questo fosse stato il reale pensiero (senza invidia e menzogna), avrebbe dovuto prevalere anche quel fatidico giorno del tradimento.

Ho fatto tutto con piacere e adesso tornerei indietro nel tempo ogni giorno della mia vita. Ma il passato non torna e la carne del cuore rosola sul fuoco del dolore profondo. Mi mancano così tanto che non posso nemmeno farlo intuire al mio compagno per non ferirlo. Si impegna così tanto a cuocere la carne alla griglia per farmi trascorrere un Ferragosto piacevole.

Arrivano i vari messaggi di auguri. C’è chi si rammarica di non avermi più vista prima delle ferie, la signora napoletana che mi ha dato una mano coi bambini negli anni e si è presentata alla festa di fine anno scolastico coi bambini, i nonni paterni ed il mio ex marito a mia insaputa, davanti a tutti gli altri genitori quasi a giustificare la situazione ed il presunto allontanamento della figura materna, lei che mi dice di “volermi bene” e di aver sentito felici i bambini e non risponde più alla mia osservazione “Peccato che non abbiano più amici”; e poi la psicologa, la mia amica di infanzia, testimone di nozze, che si ricorda di fare gli auguri anche al mio compagno ed aggiunge “bella la foto del tuo profilo”, foto che immortala mamma e figli in un campo di girasoli, sorridenti e in sintonia la scorsa estate, strano, proprio il periodo in cui è iniziato tutto e stavamo così male…

E poi mia sorella, che mi invita a casa sua in Liguria un paio di giorni, chiedendomi se mi farebbe piacere, ma si dimentica di usare il plurale nell’invito, anche io ho un compagno, che ha pianto davanti a lei quel giorno, ma già! lui non è l’uomo giusto per me, io ho sempre avuto problemi nella scelta degli uomini.

Meglio ignorarlo, chissà se questo mi fa piacere. E infine c’è il silenzio incurante e rimproverante dei miei genitori che non telefonano mai per primi.
Sulla graticola. Ora capisco il significato di questa espressione.

Nessun maldestro tentativo può farmi ora sentire meno sola o triste o unicamente responsabile di ciò che è accaduto o che accadrà. Sono purtroppo entrata, a partire dalla mia “doverosa” denuncia di tre anni fa, nel meccanismo di sistema, il rapporto tra me e i miei figli è analizzato e valutato da addetti ai lavori e da parenti ed “amici”. La famiglia è rotta. Ma si può ricostruire. Con tempo e fatica.

Una testimonianza di madre strappata
Che si sente capita da tanti bravi padri separati

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